BOLOGNA

Lunedì 20 febbraio 2017 – ore 17,00
Fotografia giornalistica e potere simbolico nell’era digitale

Marco Solari dell’Università di Bologna, affronta il tema della fotografia giornalistica e potere simbolico nell’era digitale. Informazione, arte, post-verità.

Sede: Sala Rossa – Via Azzo Gardino, 23 – Bologna

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MILANO

Mercoledì 22 febbraio 2017 – ore 14,30
Diritto del lavoro e Social Network

Tema di fondo dell’incontro sarà definire i rapporti tra i comportamenti del lavoratore e l’immagine dell’azienda. In particolare, la rilevanza dei comportamenti extra lavorativi, anche nell’ottica della tutela  dell’immagine aziendale. Si prenderanno le basi dalla giurisprudenza più recente in tema di social network per poi affrontare il diritto del lavoratore alla gestione della propria immagine.

Sede: Via Freguglia, 14 – Milano

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ROMA

Mercoledì 22 febbraio 2017 – ore 15,00
Uso del cinema nella formazione

L’obiettivo del workshop è quello di riflettere sull’utilizzo del cinema come strumento di formazione, in particolare per gli argomenti legati alla negoziazione, la mediazione e la gestione delle controversie. In particolare vuole essere un momento di riflessione sui presupposti teorici e sulle efficaci modalità di utilizzo dei video e materiali cinematografici.

Sede: Viale Manzoni, 24/c – Roma

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BARI

Venerdì 25 febbraio 2017 – ore 09,30
Teatro metafora dell’organizzazione

Mettere in scena nuovi comportamenti: dal training alla performance. Laboratorio di formazione esperienziale rivolto a formatori, docenti, trainer, counselor, educatori, coach, hr manager.

Sede: Teatro del Carro – Via Giovene, 23 – Molfetta – Bari

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Non esiste settore che Facebook non intenda presidiare. Dopo Workplace, la versione del social che per le aziende diventa piattaforma di lavoro, introduce una funzione che non farà piacere a LinkedIn e affini.

Facebook Jobs è lo strumento che consentirà a chi usa il social per affari di creare annunci di lavoro sulle Pagine. In pratica gli utenti potranno candidarsi direttamente sulla Pagina dell’azienda che interessa, attraverso il tasto “Apply now”. Questo darà accesso a un modulo di candidatura pensato da chi intende assumere, che sarà sottoscrivibile senza lasciare la piattaforma. Una scheda a parte sarà dedicata a tutte le posizioni eventualmente aperte.

Se è vero che le risorse umane e i cacciatori di teste da tempo danno un’occhiata – quando non studiano, proprio – i profili social di chi si offre per occupare posizioni lavorative, con questa mossa Facebook si candida a presidiare quest’altra fetta di mercato in maniera ufficiale. Un altro tentativo di fare in modo che tutto si svolta all’interno del social network: dall’informazione allo scambio di posta, dal contatto con gli amici alla ricerca di un’occupazione.

Per ora la funzione è attiva solo negli Stati Uniti e in Canada.

 

Di Diletta Parlangeli

Fonte

MILANO

Martedì 14 febbraio 2017 – ore 14,00
Il futuro del lavoro nella società digitale

Il lavoro del futuro sarà molto diverso, quantitativamente e qualitativamente. Le tecnologie digitali, ma non solo, superano l’attività operativa già molto automatizzata e invadono il campo delle attività più intellettive. Cambiano le prospettive del lavoro, i ruoli e soprattutto le competenze. Ci sarà lavoro per tutti? Quali caratteristiche avrà? Quali prospettive per gli stakeholder decisori ed attori delle politiche di sviluppo socio economiche e per quelli della azione in azienda?

Sede: Aula Magna SDA Bocconi – Via Gobbi, 5 – Milano

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BOLOGNA

Lunedì 13 febbraio 2017 – ore 15,30
Il turismo in Emilia-Romagna

Ciclo di incontri promosso da Dipartimento di Scienze statistiche dell’Università di Bologna e Regione Emilia-Romagna. In questo incontro si affrontano due aspetti sempre attuali di questo importante settore economico: da un lato, i nuovi sistemi utilizzati per la raccolta dei dati, dall’altro, le valutazioni sull’andamento della stagione 2016 in Emilia-Romagna.

Sede: Regione Emilia-Romagna – Biblioteca dell’Assemblea Legislativa – Via Aldo Moro, 32 – Bologna

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Mercoledì 15 febbraio 2017 – ore 12,00
Genere e odio online: sfide metodologiche per un’analisi interdisciplinare della misoginia 2.0

Il Centro Studi sul Genere e l’Educazione del Dipartimento di Scienze dell’Educazione lancia ul ciclo di seminari – a cura di Elena Luppi, Sandro Bellassai, Rossella Ghigi, Federica Zanetti – dedicati a esplorare modelli, metodi e risultati della ricerca sul genere e l’educazione, in una prospettiva interdisciplinare. Relatrice: Beatrice Spallaccia; Discussant: Raffaella Baccolini

Sede: Dipartimento di Scienze dell’Educazione – Sala Riunioni – Via Filippo Re, 6 – Bologna

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eventi

BARI

Venerdì 10 febbraio 2017 – ore 16,30
Engagement: come accrescere la motivazione e l’impegno dei dipendenti

Evento organizzato da AIDP (Associazione Italiana Direttori del Personale) al fine di creare un’occasione di confronto e di scambio con la partecipazione anche della Presidente Nazionale Isabella Covili Faggioli.

Sede: Via Cognetti, 36 – Bari

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RAVENNA

Venerdì 10 febbraio 2017 – ore 09,00
Oltre l’emergenza rifugiati: quali soluzioni?

Tavola rotonda con Francesco Russo (Prefetto di Ravenna), Rosario Eugenio Russo (Questore di Ravenna), Michele De Pascale (Sindaco di Ravenna), Lorenzo Ghizzoni (Arcivescovo di Ravenna – Cervia)

Sede: Scuola di Giurisprudenza – Via Oberdan, 1 – Ravenna

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MATERA

Sabato 11 febbraio 2017 – ore 10,00
Il labirinto di Brian Draper

All’interno di una stanza, saranno posizionate delle “tappe”, i partecipanti singolarmente, sceglieranno le modalità di “incontro” con le singole “tappe”. Il labirinto è un’esperienza di gruppo, il cammino individuale.

Sede: “Casa di Brunella” – Rione Vetera, 49 – Matera

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BOLOGNA

Martedì 7 febbraio 2017 – ore 15,00
La costruzione di libri, o il mestiere dello storico nell’esperienza personale

Seminario di ricerca medievistica, con Glauco Maria Cantarella, su motivazioni, tecniche, tipologia, strutture un libro.

Sede: Dipartimento di Storia Culture e Civiltà – Piazza San Giovanni in Monte, 2 – Bologna

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Per la maggior parte delle persone leggere un testo scritto è un’operazione immediata. Ma non per tutti: alcune di fronte a pagine piene di caratteri sono disorientate e incapaci di decifrarle. E non si tratta di piccoli numeri. Secondo le stime più recenti la dislessia oggi tocca almeno il 10% della popolazione mondiale, ovvero circa 700 milioni di persone. È per loro che è nato, in Italia, a Torino, un nuovo carattere tipografico (font) chiamato EasyReading, oggi venduto in tutto il mondo dalla società EasyReading Multimedia.

Torino, dove tutto ha inizio

La font stessa si chiama EasyReading, è il risultato di circa dieci anni di studi e aiuta persone affette da dislessia a decifrare le parole scritte superando le barriere di lettura. È nella Casa Editrice Angolo Manzoni di Torino che tutto nasce: Federico Alfonsetti, Enzo Bartolone e Nino Truglio mettono insieme le loro competenze per creare un carattere leggibile da tutti. Dopo aver realizzato questo carattere universale i tre trovano un investitore, Marco Canali, e un consulente, Uberto Cardellini, con i quali divulgare prima in Italia e poi in tutto il mondo, il potenziale della font.

Design for all

EasyReading è una font ibrido perché presenta insieme lettere con grazie (serif) e lettere senza grazie (sans-serif). Quando presenti le grazie servono a prevenire lo scambio percettivo di forme simili, permettendo di determinare ampi spazi calibrati che contrastano l’effetto di affollamento percettivo, rendendo più semplice la lettura. La font è composta da 811 glifi tra lettere, numeri, accenti, simboli e punteggiatura ed è in grado di supportare tutte le lingue che usano l’alfabeto latino. È stata realizzata con un approccio alla metodologia progettuale del Design for All per la quale la diversità è concepita non come un problema ma come un “valore” agevolante .

Ricerca scientifica

A livello internazionale EasyReading è l’unico carattere esplicitamente “dedicato” ai lettori dislessici. La font è anche stata sottoposta a ricerche scientifiche indipendenti sul suo grado di leggibilità, ottenendo risultati positivi. Christina Bachmann, psicologo clinico e psicoterapeuta del Centro Risorse Clinica Formazione e Intervento in Psicologia di Prato ha condotto una ricerca su un campione di 533 alunni della classe quarta primaria, normolettori e dislessici: «I risultati, che appaiono significativi da un punto di vista sia statistico che clinico – ha dichiarato – ci consentono di affermare che EasyReading può essere considerato un valido strumento compensativo per i lettori con dislessia e un font facilitante per tutte le categorie di lettori». E un parere positivo EasyREading l’ha ottenuto anche da parte dell’Associazione Italiana Dislessia (AID).

Di Carolina Saporiti

Fonte

eventi

NAPOLI

Lunedì 30 gennaio 2017 – ore 14,30
Diversity Management – Genere & Generazioni

Nell’ambito del programma nazionale AIDP “Diversity” il gruppo regionale Campania organizza un incontro dal titolo “Diversity Management – Genere & Generazioni“.

Sede: Via Orazio, 2 – Napoli

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BOLOGNA

Martedì 31 gennaio 2017 – ore 21,00
La parola e la politica

Già nel V sc. a.C. il sofista Gorgia aveva teorizzato che “la parola è un potente sovrano che compie i più grandi miracoli: spegnere la paura, eliminare la sofferenza, alimentare la gioia, accrescere la compassione”. Che ne è oggi della parola? Come mai nell’era del web planetario e del maximum di mezzi di comunicazione, minima è la comprensione? Costruttori di una quotidiana Babele linguistica, viviamo nel bisogno e nell’attesa di una pentecoste laica che ci consenta di leggere il mondo e di capirci ognuno nella propria lingua.

Sede: Centro San Domenico – Piazza San Domenico, 12 – Bologna

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Giovedì 2 febbraio 2017 – ore 18,00
Rabbia. Quando infuriarsi fa bene

Ciclo di incontri con alcuni docenti di Psicologia dell’Alma Mater. Che cosa fa arrabbiare? Ci sono davvero persone che sembrano non arrabbiarsi mai? Arrabbiarsi fa male o può fare anche bene? A che cosa serve? Scopriremo come molte arrabbiature siano in grado di suscitare energie positive e di molti altri aspetti di questa particolare emozione.

Sede: CUBO Centro Unipol Bologna – Piazza Vieira de Mello, 3 e 5 – Bologna

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eventi

FIRENZE

Mercoledì 25 gennaio 2017 – ore 17,00
Time & Stress Management: come prendere decisioni difficili

Evento organizzato dalla delegazione Toscana di AIDP (Associazione Italia Direttori del Personale). Saluto di Emanuele Rossini, Presidente AIDP Toscana. Successivamente Lapo Baglini, formatore e coach, intervista Gianluca Rocchi, Arbitro Internazionale di Calcio.

Sede: Via Giusiani, 4 – Bagno a Ripoli – Firenze

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Giovedì 26 gennaio 2017 – ore 15,00
Il riconoscimento delle competenze trasversali nel volontariato

l seminario sarà l’occasione per far conoscere il metodo denominato RI.CO.V., frutto del lavoro svolto in questi anni da un gruppo di esperti per volontà del Cesvot Toscana, sul riconoscimento delle competenze trasversali dei volontari che prestano attività di servizio e/o formazione all’interno delle associazioni. L’incontro ci darà l’opportunità per affrontare insieme l’importanza di valorizzare e rendere spendibili gli apprendimenti non formali e informali acquisiti in questi contesti.

Sede: Oratorio della Compagnia di San Michele della Pace – Piazza S. Ambrogio angolo Via dei Pilastri – Firenze

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BOLOGNA

Lunedì 23 gennaio 2017 – ore 15,30
Percorsi formativi e disuguaglianze di genere

La scelta dei percorsi di istruzione e formazione è ancora influenzata dall’appartenenza di genere? Un’analisi dei dati elaborati in sede statistica regionale, a partire dai risultati delle ricerche europee e internazionali, offre lo spunto per un confronto sui temi dell’apprendimento e delle scelte formative e professionali degli studenti in un’ottica di genere.

Sede: Regione Emilia-Romagna – Biblioteca dell’Assemblea Legislativa – Via Aldo Moro, 32 – Bologna

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Perché la gente fa i selfie e poi li condivide?

Partendo da questa domanda, cinque studenti che stavano seguendo un master alla Brigham Young University hanno cercato di capire le dinamiche che spingono le persone a mettersi in posa davanti alla fotocamera dello smartphone per immortalare praticamente ogni momento della loro vita. E al termine dello studio, pubblicato sul nuovo numero della rivista Visual Communication Quarterly, i ricercatori hanno dimostrato come le motivazioni dei «selfiesti» vadano ben oltre l’ossessione di sé e il desiderio di farsi vedere, identificando tre categorie di «amanti dell’autoscatto».

I comunicatori

Questo tipo di selfiesti scatta foto principalmente per coinvolgere amici, parenti o follower in una conversazione. «Per le persone di questa categoria la comunicazione a due vie è fondamentale – spiega al Daily Mail Maureen “Mo” Elinzano, coautrice dello studio – quindi ricorrono ai selfie quando vogliono dare inizio ad una conversazione. Un esempio classico sono le celebrità che spingono le persone a votare postando una foto con “Io ho votato” su Instagram».

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Gli autobiografi

In questo caso parliamo di persone che usano i selfie come strumento per immortalare gli eventi chiave delle loro vite e per conservare i ricordi importanti. E sebbene anche questi selfiesti puntino a mostrare agli altri le loro foto, ciò non significa che cerchino necessariamente un riscontro o un coinvolgimento da parte di amici o parenti, come invece accade per i comunicatori. In tale gruppo potrebbe probabilmente rientrare l’astronauta della Nasa Scott Kelley, che ha trascorso un anno a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, facendo la cronaca del suo viaggio nello spazio con uno svariato numero di selfie.

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I promotori di se stessi

Sono il gruppo più piccolo, ma anche quello più attivo come numero di selfie. Non a caso, fra i più prolifici promotori di se stessi gli autori dello studio citano le cantanti Taylor Swift e Katy Perry o le sorelle Kardashian, Kim in testa. «In questo caso ci troviamo di fronte a persone che adorano documentare tutta la loro vita e condividerla poi con gli altri – sottolinea Harper Anderson, altro coautore della ricerca, attualmente impegnato in un dottorato alla Texas Tech – nella speranza di mostrare se stessi e le loro storie sotto una luce positiva».

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Aver identificato i tre gruppi di selfiesti è importante «perché si tratta di un genere diverso di fotografia, che non era mai stata sperimentata in precedenza, ma che per le persone rappresenta un’opportunità per esprimere loro stesse e ricevere un qualche riscontro a questa loro forma di espressione», commenta Steven Holiday, terzo coautore dello studio. Secondo invece il suo collega Matt Lewis, «capire le motivazioni alla base di un autoscatto sarà prezioso negli anni a venire, quando la storia visiva della nostra società sarà in gran parte formata dai selfie».

Di Simona Marchetti

Fonte

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Controllate compulsivamente il vostro smartphone quando siete per strada? Non potete fare a meno di averlo sempre tra le mani? E magari, essere sul limite di finire i Gb mensili vi mette un’ansia incontrollabile? Nessuna (ulteriore) paura, c’è un nome a questa comune patologia: con tutta probabilità, siete nomofobici.

C’è stato un tempo in cui gli appuntamenti si fissavano dalla cornetta di casa e la puntalità era un obbligo, eppure sembra che il digitale abbia cancellato con un colpo di spugna ogni ricordo. La nomofobia è solo una della miriade di angosce insensate del nostro tempo. Altro che ragni, serpenti e aghi: al giorno d’oggi i mostri da combattere sono i nostri computer e cellulari.

Nomofobia: la paura di rimanere senza mobile
Nomo è l’abbreviazione di no-mobile: il termine è stato coniato da YouGov, qualificato ente di ricerca britannico, incaricato nel 2008 da Stewart Fox-Mills, responsabile del settore telefonia di Post Office Ltd. Sembra che più della metà dei cittadini Uk perda la testa quando, a causa di mancanza di campo o batteria scarica, non riesce ad accedere al proprio dispositivo mobile. I sintomi vanno dal disagio associato al catastrofico interrogativo “e se adesso” fino al panico completo. Se per la mancanza della rete possiamo ricordarci che i numeri di emergenza sono sempre e comunque disponibili, per la carica basta portarsi dietro sempre un power bank.

Tecnofobia: la paura della tecnologia
Diametralmente opposta è invece la fobia degli effetti dovuti all’uso dei dispositivi tecnologici. Si tratta della mamma di tutte le paure di questa epoca, nata con la rivoluzione industriale. Ed è anche la radice che mal dispone tutti coloro che sentono di non riuscire a stare al passo con l’inevitabile continua evoluzione. La forma più comune di tecnofobia è la cyberfobia, ovvero la paura irrazionale dei personal computer. In questo caso, è in agguato anche la paranoia: chi è affetto da questa fobia è fortemente convinto che i computer siano troppo invasivi nella vita quotidiana. Il fatto che voi stiate leggendo questo articolo vi esclude automaticamente.

Telefonofobia: la paura dei telefoni
Non fatevi trarre in inganno dal titolo. In realtà questa non è la paura del telefono stesso, ma piuttosto la paura di rispondere e ricevere chiamate. E rientra a pieno titolo sotto l’ombrello della glossofobia, la paura di parlare in pubblico. Purtroppo, si arriva fino all’iperventilazione e agli attacchi di panico. È facile comprendere dunque come colpisca le persone più timide e già soggette ai più comuni disturbi di ansia sociale. La paura di rispondere al telefono è legata all’ansia da prestazione, e ciò che si teme maggiormente è essere criticato per quel che si dice oppure, peggio ancora, apparire stupido alle orecchie dell’interlocutore.

Selfiefobia: paura di scattare foto a sé stessi
Rimanendo sempre in tema di smartphone, il rimando a questa fobia nuova di pacca è dovuto. Con la grande popolarità dei selfie, non è certo una sorpresa. I motivi dello sviluppo di questa avversione istintiva e invincibile per le foto a se stessi sono i più disparati: si va dal terrore di dimostrare più anni di quelli che si hanno sulla carta d’identità fino all’angoscia di non essere fotogenici. In realtà, la paura di farsi fotografare (o ritrarre) non è nuova: il selfie la amplifica, e la trasforma secondo alcune persone in un grido di attenzione, un atto troppo superficiale. “Fotografare significa infatti appropriarsi della cosa che si fotografa.” diceva Susan Sontag.

Expirafobia: la paura di dimenticare il rinnovo del dominio
Avete disattivato per errore gli avvisi di imminente scadenza del dominio del vostro sito web e vi ritrovate di punto in bianco un pugno di mosche e senza un backup recente? Purtroppo, sono cose che succedono. La paura di dimenticare di rinnovare un nome di dominio è diffusa; si impostano alert, si segna in agenda, ma a volte non basta, e il passo verso una vera fobia è breve. Per dissipare i timori, alcune aziende hanno deciso di suggerire soluzioni di 20 anni per eliminare ogni brutta eventualità, impedimento o carta di credito scaduta. Sorella minore, è la fobia di non riuscire a registrare il pretty url desiderato sui social media: avrà già un nome?

Voi a che punto siete?

Alice Avallone

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Ha il nome di un filosofo, l’idea forse è che possa insegnare ai bambini. Aristotle è il primo assistente vocale pensato per i più piccoli, davvero piccoli. L’ha presentato Mattel al Ces, il Consumer Electronic Show di Las Vegas. E nell’anno, questo nuovo 2017, che viene raccontato da tutti come quello del decollo dell’intelligenza artificiale negli usi quotidiani, l’idea del più ricco produttore di giocattoli al mondo fa riflettere.

I «predecessori»

Aristotele assomiglia al fratello più grande, Echo di Amazon, ma non ha niente a che vedere con Bezos. Mattel l’ha costruito con Nabi, l’azienda specializzata in prodotti per bambini acquistata dal colosso 13 mesi fa, e con la collaborazione di Microsoft – la voce e il software base sono quelli di Cortana, la ricerca è con Bing – e Qualcomm – con il voice recognition e alcune parti hardware. Arriverà nei negozi americani a giugno al prezzo di 300 dollari. Mica poco considerando i prezzi degli assistenti adulti: 120 Google Home, 180 Amazon Echo.

Le funzioni

Ma quello di cui stiamo parlando non è certo un giocattolo. E’ collegabile ad altri ecosistemi come Samsung SmartThings, Philips Hue o Amazon. Si propone come un vero assistente virtuale, attivabile con la voce chiamando forte il suo nome, per i genitori. Aristotele funziona come baby monitor, che grazie alla videocamera inclusa, e come aiutante pratico per tenere conto della situazione dei pannolini. Una volta finiti, tramite il collegamento ad Amazon o altre realtà, li ordina per tempo. Ma il suo forte, l’assistente rosso e bianco lo da con i bambini. Perché a differenza dei colleghi “smart” si propone come in grado di capire la lingua parlata dai più piccoli. Quell’insieme di assonanze che anche i genitori migliori spesso faticano a seguire. Il suo intento è educativo, oltre che ludico: si illumina e insegna i nomi dei colori, canta e fa cantare, racconta storie. E promette di crescere insieme ai piccoli nelle sue capacità: può insegnare a scrivere, fare domande sui compiti da studiare, insegnare lingue straniere. Anche dare un accesso controllato ai social network.

Il tema della privacy

E a questo proposito, e non solo, rimane solo un grande dubbio: i genitori se la sentiranno di portare uno sconosciuto senza volto nella cameretta dei figli? Il tema della privacy è forte, ed è quello su cui Mattel si è più soffermata durante la presentazione proprio perché questo è il grande dubbio. Un dubio su tutto il comparto del machine learning, i device che ascoltano e imparano, che diventa ancora più stringente se parliamo di bambini. Aristotle nasce con tutte le salvaguardie del caso, comunicazioni crittografate e aderenza alle leggi americane del Coppa, Children’s Online Privacy Protection Act. La scelta di portare una tata digitale in casa diventa dunque solo soggettiva.

Di Federico Cella

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