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Hasbro è la seconda più grande azienda di giocattoli al mondo e dalla fine del 2012 ha iniziato ad interessarsi al mondo dei data per cambiare le proprie strategie pubblicitarie e di social media marketing.

Le ricerche interne avevano mostrato infatti come l’azienda non prestasse sufficientemente attenzione ai bambini di tutte le fasce di età, includendo mamme e papà.

Ginny McCormick, VP Integrated Media & Promotion nella sede di Rhode Island di Hasbro, ha dichiarato che finalmente hanno iniziato a capire dove e come i propri consumatori effettuano gli acquisti online, grazie alle analisi ricavate dai dati.

I risultati ottenuti negli ultimi quattro anni confermano la validità delle scelte strategiche: il fatturato delle vendite è aumentato di quasi 1 miliardo di dollari e, per la prima volta in 93 anni, nel 2016 sono stati raggiunti i 5 miliardi di dollari di vendite. La trasformazione digitale è il cuore pulsante di questo successo. 

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Vediamo ora insieme quali sono gli elementi che hanno permesso e guidato la trasformazione digitale operata da Hasbro.

Fattori chiave della trasformazione digitale di Hasbro

1. Ad tech

Il miglioramento della qualità della targettizzazione è stato un passo fondamentale per la trasformazione digitale dell’azienda.

L’utilizzo della piattaforma Criteo, ha permesso un return of investement della spesa pubblicitaria pari al 1,100%, per un totale di circa 63 mila impression.

La possibilità di sapere quando e dove i consumatori acquistano, quali categorie di giocattoli cercano, permette ad Hasbro di mettere tali prodotti in cima alla lista e aumenta la possibilità di convertire un genitore alla fase d’acquisto, e di conseguenza di aumentare le vendite.

2. Omnicanalità

Omnicanalità, la gestione dei canali funzionale alla creazione un’esperienza fluida per il cliente finale, per Hasbro e i suoi partner commerciali significa concentrarsi sulle diverse opzioni a disposizione dei consumatori all’interno delle piattaforme di shopping.

Per il lancio del nuovo film di Transformers: The Last Knight(uscita in USA prevista per il 21 giugno) Hasbro sta lavorando a livello nazionale con Walmart per creare degli experience tour all’interno degli store con activation digitale.

 

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Con Amazon invece sta per lanciare il servizio di “Game Night Delivery“, che permetterà di ordinare giochi da tavolo e riceverli entro 2 ore direttamente sulla porta di casa.

3. Social Media

Per quanto riguarda l’utilizzo dei social media, Facebook è la rete sociale in cui Hasbro ha deciso di investire maggiormente.

Presente sulla piattaforma con sette dei propri brand, ha realizzato una serie di campagne interattive capaci di attirare l’attenzione di circa 20 milioni di fan. Ad ogni modo, la trasformazione digital comprende una moltitudine di pubblicità social e la creazione di audience su Facebook, Instagram, Twitter, YouTube e Snapchat.

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A gennaio, sul canale YouTube di Hasbro è stata lanciata una webserie chiamata Hanazuki, i cui personaggi bizzarri hanno attirato circa 1 milione di iscritti sul canale, e il primo episodio ha registrato quasi 4 milioni di visualizzazioni.

Per finire a settembre avrà luogo Hascon, il primo evento in stile ComicCon, dedicato alle famiglie dove si celebreranno i marchi iconici di Hasbro tra cui Transformers e My Little Pony.

Di Lucrezia Grisenti

Fonte

Da venerdì scorso l’account Twitter di Unicef Italia sta ricevendo insulti o critiche per il lavoro che l’agenzia svolge con le organizzazioni non governative e la Guardia Costiera per salvare i migranti che rischiano di annegare cercando di raggiungere l’Italia, e sta rispondendo ai messaggi che riceve con fermezza e pazienza.

Il tweet originale di Unicef Italia diceva: «Rispetto per chi soccorre, rispetto per chi soffre, rispetto per chi muore, nessun rispetto per chi infanga», ed era accompagnato da una foto di due persone mentre soccorrono una bambina in mare. Il tweet è stato pubblicato in corrispondenza delle polemiche sulla storia dei cosiddetti “taxi per migranti”, come sono state definite da qualcuno le organizzazioni non governative che operano servizi di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Le polemiche erano state alimentate da alcune dichiarazioni del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, del Movimento 5 Stelle, e del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro.

 

Il tweet di Unicef Italia, che invitava ad avere rispetto sia per i migranti che attraversano il Mediterraneo in condizioni molto rischiose, e anche per chi li cerca e soccorre in mare, ha ricevuto molte risposte critiche, quando non offensive e volgari. Il social media manager dell’account ha risposto a molti di loro, linkando a pagine con i bilanci dell’organizzazione a chi ne metteva in dubbio la correttezza e trasparenza, e spiegando come funziona il lavoro dei soccorritori a chi ne parlava sapendone poco o niente.

Fonte

BARI

Giovedì 20 aprile 2017 – ore 16,30
Diversity management: dalla non discriminazione all’inclusione

Un workshop per un cambiamento culturale con Igor Suran, Direttore Esecutivo Parks – Liberi e Uguali, e Marcella Loporchio, Consulente del lavoro e Consigliera AIDP Puglia. Introduce Gianluigi De Gennaro, Delegato del Rettore dell’Università degli Studi di Bari allo Sviluppo della Creatività.

Sede: Via Michele Garruba, 3 – Bari

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FIRENZE

Giovedì 20 aprile 2017 – ore 17,30
Il knowledge sharing

Incontro organizzato da AIDP (Associazione Italiana Direttori del Personale). Benvenuto di Emanuele Rossini, Presidente AIDP Toscana. Saluto di Giacomo Lucibello, Presidente Scuola di Scienze Aziendali e Tecnologia Industriali. Intervento del Prof. Vincenzo Cavaliere, Professore Associato di Organizzazione Aziendale e Gestione delle Risorse Umane – Università degli Studi di Firenze.

Sede: Scuola di Scienze Aziendali e Tecnologie Industriali – Via Tagliamento, 16 – Firenze

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TERAMO

Sabato 22 aprile 2017 – ore 15,00
La comunicazione nella storia dell’uomo

Ci sono modalità di comunicazione che sono nate con la nascita dell’uomo, altre che sono il frutto di innovazioni che hanno profondamente cambiato il nostro modo di comunicare.  Quali sono le lezioni che possiamo trarre dal passato? Cosa dobbiamo tenere presente per poter scegliere consapevolmente la nostra strategia di comunicazione? Come comunicheremo in un prossimo futuro?

Sede: Ordine Ingegneri Teramo – Corso Vincenzo Cerulli, 74 – Teramo

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PALERMO

20 e  21 aprile 2017
XIV Giornata Nazionale dellaFormazione: alternare la scuola e il lavoro

La giornata della formazione 2017 intende affondare una serie di domande scaturenti dall’avvio del sistema duale al fine di incominciare a separare le opportunità offerte dall’impianto di sistema dai vincoli definiti dai soggetti che caratterizzano i territori, dalle specifiche identità, memorie, storie e racconti che specifiche comunità replicano nell’organizzazione sociale delle relazioni, dei progetti di sviluppo e nei casi di successo.

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BOLOGNA

Mercoledì 19 aprile 2017 – ore 15,30
Migranti e viaggiatori

Caffè Geografico, all’interno dell’insegnamento di Geografia politica ed economica tenuto dal prof. Filippo Pistocchi, propone un ciclo di seminari sul tema delle migrazioni e delle esperienze di viaggio: processi geografici che segnano nuove strade e traiettorie, modificano i territori e le organizzazioni sociali, influenzano le culture.

Sede: Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne – Via Cartoleria, 5 – Bologna

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Giovedì 20 aprile 2017 – ore 11,00
Geni a bordo. Il DNA diventa social

Una conferenza-spettacolo rivolta agli studenti del biennio dei corsi di studio dell’Alma Mater che traccia un quadro avvincente e scientificamente accurato della genomica personalizzata e dei suoi tanti risvolti tecnologici, medici, scientifici, sociali e bioetici.

Sede: Palazzo Re Enzo, Sala di Re Enzo – Piazza Nettuno, 1 – Bologna

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ASSISI

Martedì 11 aprile 2017 – ore 15,00
Lavorare si può: itinerario per la riscoperta delle opportunità

Con questo incontro inizia il percorso pensato dal Progetto Policoro per fornire strumenti concreti ad una Generazione che ha sempre più bisogno di ritrovare speranza nel futuro.

Sede: Palazzo dei Priori – Piazza del Comune, 10 – Assisi – Perugia

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GENOVA

Mercoledì 12 aprile 2017 – ore 17,00
Tecnostress

Incontro organizzato dalla delegazione Liguria di AIF (Associazione Italiana Formatori) sul tema del rischio d’impresa nel terzo millennio. Relatrice sarà Priscilla Dusi.

Sede: Prima Training – Via I. Frugoni, 15/5 – Genova

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BOLOGNA

Martedì 11 aprile 2017 – ore 13,00
Leggere l’illuminismo. Genealogia e critica dei Lumi in età moderna

Il progetto di ricerca prende in esame le genealogie e le rotture che definiscono la filosofia dei Lumi rispetto al proprio passato, nonché le reti culturali e scientifiche che essa mette in moto fra tradizione e radicalismo.

Sede: Sala Mondolfo – Dipartimento di Filosofia e Comunicazione – Via Zamboni, 38 – Bologna

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Martedì 11 aprile 2017 – ore 15,00
La diffusione della disinformazione scientifica: l’eco della rete

L’iniziativa, promossa dall’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna, vuole suscitare l’attenzione del pubblico per gli eventi di disinformazione che percolano indisturbati e con risonanza nella rete. Il fine è quello di aprire un dibattito per far emergere metodi e criteri a favore di una formazione solida e consapevole.

Sede: Sala Ulisse – Accademia delle Scienze – Via Zamboni, 31 – Bologna

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Martedì 11 aprile 2017 – ore 21,00
Innovazioni tecnologiche, prospettive occupazionali e nuovi modelli di vita

Terzo incontro del ciclo in collaborazione con Fondazione Unipolis: quale futuro per il lavoro, le conseguenze sociali della rivoluzione tecnologica

Sede: Centro San Domenico – Piazza San Domenico, 12 – Bologna

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VERONA

Mercoledì 5 aprile 2017 – ore 08,30
L’autovalutazione delle attività lavorative e delle competenze

Organizzato da: Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata – Verona con il Patrocinio AIF (Associazione Italiana Formatori). L’incontro desidera riflettere e proporre metodologie di ricerca e didattiche di miglioramento continuo della propria professionalità utilizzando innovativi strumenti dell’auto apprendimento organizzativo, della simulazione e dei copioni organizzativi.

Sede: AOUI Verona – Aula Convegni Centro Marani – Piazzale A. Stefani, 1 – Verona

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BARI

Mercoledì 5 aprile 2017 – ore 14,30
I disturbi pervasivi dello sviluppo

Incontro di formazione rivolto ad insegnanti di ogni ordine e grado, a educatori e a studenti di Scienze della Formazione Primaria, Scienze dell’Educazione, Scienze Pedagogiche, Scienze del servizio sociale e a tutte le figure professionali che operano o interessate ad operare con BES, DSA e disabilità in età evolutiva.

Sede: Scuola di formazione “Education dal Sud” – Via Dante Alighieri, 214 – Bari

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RIMINI

Giovedì 6 aprile 2017 – ore 15,00
L’omofobia nei contesti educativi: come promuovere l’inclusione

L’intervento di Margherita Graglia – Psicoterapeuta, formatrice e saggista, intende fornire agli studenti informazioni sull’omofobia/omonegatività da un punto di vista psico-sociale.  L’iniziativa ha inoltre l’obiettivo di illustrare i principali strumenti, concettuali e operativi, per la realizzazione di interventi di sensibilizzazione ai temi dell’orientamento sessuale, di decostruzione degli stereotipi e di riduzione dei pregiudizi presentando linee guida e best practices nazionali e internazionali per la costruzione di contesti educativi inclusivi

Sede: Aula Briolini, 1 – Rimini

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BOLOGNA

Giovedì 6 aprile 2017 – ore 14,00
La percezione del rischio tra fattori organizzativi ed individuali

Incontro organizzato dalla Delegazione Emilia-Romagna di AIF (Associazione Italiana Formatori). Interverranno: Piero Vigutto, Filippo Bertacchini (BASF SpA), Davide Brunello (BASF SpA), Nadia Scopsi

Sede: Camplus Alma Mater – Via Giovanni Antonio Sacco, 12 – Bologna

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Giovedì 6 aprile 2017 – ore 15,00
La poesia e il dialogo fra le lingue

Incontro con il poeta Víctor Rodríguez Núñez in dialogo con Gian Mario Anselmi e Loretto Rafanelli

Sede: Aula I – Dipartimento di Filologia classica e Italianistica Bologna – Via Zamboni, 32 – Bologna

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Giovedì 6 aprile 2017 – ore 15,00
L’omofobia nei contesti educativi: come promuovere l’inclusione

L’intervento di Margherita Graglia – Psicoterapeuta, formatrice e saggista, intende fornire agli studenti informazioni sull’omofobia/omonegatività da un punto di vista psico-sociale.  L’iniziativa ha inoltre l’obiettivo di illustrare i principali strumenti, concettuali e operativi, per la realizzazione di interventi di sensibilizzazione ai temi dell’orientamento sessuale, di decostruzione degli stereotipi e di riduzione dei pregiudizi presentando linee guida e best practices nazionali e internazionali per la costruzione di contesti educativi inclusivi

Sede: Aula Briolini, 1 – Rimini

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“Quando l’innovazione batte la crisi” è il tema della dodicesima edizione di Retail innovations, condotta dal network internazionale Ebeltoft Group e presentata in Italia da Kiki Lab.

La ricerca ha analizzato 200 casi in 30 Paesi e ne ha selezionati 30 in 19 Paesi, in grado di emergere e di fornire utili indicazioni a tutta la business community attraverso le tendenze emergenti nel settore. Le quattro macro tendenze individuate sono: smart shopping, responsibility, interactions e brand intensity.

«Chi gioca la propria partita nel retail – spiega Fabrizio Valentefondatore di Kiki Lab – deve cambiare modo di ragionare e l’innovazione è la linfa vitale» in un panorama disruptive, nel quale online e offline, negozio fisico e negozio digitale, viaggiano ormai, in tutti gli esempi presentati, lungo un solo binario, con un’integrazione verso una o l’altra direzione ormai consolidata. «L’equilibrio vincente scaturisce dall’integrazione delle due dimensioni. Solo in questo modo il retail avrà successo», puntualizza Valente. E il fatto che il campione del commercio online stia sviluppando i negozi Amazon Books, dove le modalità sia espositive sia di referenziamento sono mutuate dall’esperienza online (i libri meglio valutati dai lettori insieme ai best seller, l’esposizione frontale, fino ai prezzi liquidi, che variano in funzione del cliente), la dice lunga su dove porterà questa integrazione. Che ormai è entrata nel comportamento delle persone. Non solo dei millennial.

Per un paradosso, però, la pervasività della tecnologia ha condotto alla valorizzazione degli aspetti relazionali nel punto vendita che diventa, in diversi dei casi analizzati, un luogo di incontro, dove si svolgono anche eventi e manifestazioni, e dove gli addetti diventano più consulenti e appassionati del settore di cui si occupano, che dei venditori, in quello che felicemente è stato definito come “far fare alle persone le persone”, vale a dire che oltre un certo punto lo scambio tra persone non ha rivali. Purché gli addetti siano adeguatamente formati, come sta facendo da oltre un anno Decathlon con il progetto di responsabilizzazione del personale, che prevede attraverso workshop e communities in rete un percorso di coinvolgimento, di valorizzazione delle idee, di coaching e di scambio di esperienze tra tutti i collaboratori della catena che hanno più un approccio da freelance che da impiegati. «L’obiettivo è di favorire la diffusione della cultura aziendale a tutti i livelli, aumentare l’iniziativa, la condivisione, la curiosità e l’autonomia decisionale. Chi è a contatto con il cliente deve poter decidere», spiega Andrea Boldrin, direttore risorse umane Decathlon.

«Chi gioca la propria partita nel retail deve cambiare modo di ragionare e l’innovazione è la linfa vitale. L’equilibrio vincente scaturisce dall’integrazione di offline e online. Solo in questo modo il retail avrà successo»

Più informazioni e personalizzazione

Una recente indagine condotta da Icsc (International council of shopping centers) rivela che i consumatori di tutte le età ricercano l’integrazione della tecnologia e dello shopping e in particolare ritengono che la tecnologia sia ormai pronta per rendere più facile l’accesso alle informazioni e lo shopping.

Secondo il survey dell’Icsc, i consumatori hanno dichiarato che entro il 2020 vogliono avere accesso ai prodotti nel negozio senza coinvolgere un venditore (62%), visualizzare come inserire i mobili e i complementi d’arredo in una casa prima di acquistarli (55%), compilare la lista della spesa sull’app del punto vendita e ricevere una mappa per localizzare i prodotti (54%).

Dalla raccolta di informazioni per l’acquisto al check-out in negozio, la tecnologia migliora e facilita l’esperienza dello shopping. In questo sensoil click & collect ne è il miglior esempio: il 73% degli intervistati ha acquistato un prodotto da dispositivo mobile e lo ha ritirato in negozio. Ma per i consumatori intervistati l’obiettivo chiave è la personalizzazione dell’esperienza di shopping: l’80% di chi ha l’app di un centro commerciale sceglie di ricevere le notifiche su promozioni o eventi speciali durante lo shopping, il 44% degli intervistati vuole avere accesso ad applicazioni o totem nei punti vendita che rendano facile ottenere informazioni come gli ingredienti degli alimenti per le allergie o le esigenze dietetiche, il 43% è ricettivo all’idea di prezzi personalizzati sulla base dei propri modelli di acquisto e il 39% si recherebbe in un centro commerciale più spesso se ricevesse notifiche dai negozi che vendono prodotti di suo interesse.

La pervasività della tecnologia ha condotto alla valorizzazione degli aspetti relazionali nel punto vendita che diventa un luogo di incontro, dove si svolgono anche eventi e manifestazioni

La tecnologia guida il cambiamento

I risultati di questo recente survey calzano perfettamente con i casi di Retail innovations, nei quali l’uso della tecnologia è il filo rosso che collega le innovazioni individuate e viene declinato con maggiore o minore intensità secondo il focus che il retailer vuole evidenziare. Anzi, proprio grazie alle tecnologie impiegate il panorama del retail offre idee non massificate con un ventaglio di soluzioni che definiscono e differenziano i diversi operatori.

Certamente la macro tendenza smart shopping è quella in cui la tecnologia è preponderante. Si va infatti dal punto di ritiro e consegna di pacchi 24/7 completamente autogestito di Canada Post, compreso il servizio drive e il camerino per provare l’indumento acquistato online (ed eventualmente rispedirlo immediatamente), alla ristorazione rapida dell’americano Eatsa, dove i clienti possono ordinare su iPad la propria insalata totalmente personalizzata, pagano con carta o con lo smartphone e poi ritirano il cibo da un locker trasparente e digitale quando compare il loro nome. Tutto avviene senza interazione tra clienti e addetti, è 100% self service con il vantaggio della velocità nel servizio e della riduzione dei costi per il retailer.

Ma smart shopping significa anche creare coerenza tra il display online e il negozio. Lo insegna la spagnola Pangea, che ha aperto l’agenzia di viaggi più grande del mondo a Madrid, dove in 1500 metri quadrati gli appassionati di viaggi possono navigare e fare acquisti su uno dei 40 schermi touch o essere consigliati di persona da addetti, essi stessi viaggiatori esperti di una specifica area. Naturalmente il coffee shop, la libreria, aree per eventi e incontri non mancano.

L’inglese Bloom&Wild, e-tailer di fiori, ha invece puntato su un packaging innovativo che mantiene freschi i fiori per tutta la spedizione e ha forma e dimensioni tali da inserire la confezione nelle cassette postali delle case britanniche, totalmente standardizzate.

Ma la rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo giorno dopo giorno se da un lato guida l’esperienza di Picnic, il primo supermercato online via app in Olanda, che consegna secondo un itinerario prestabilito con furgoni elettrici, dall’altro è alla base di Decathlon Connect, negozio compatto (50 e 200 metri quadrati a Stoccarda e Monaco di Baviera) in location centrali, dove il layout è suddiviso in tre aree: la zona grigia dedicata alla prova dei prodotti e delle novità, la zona bianca dedicata al clicca e ritira e ai prodotti essenzialmente nutrizionali per sportivi e quella azzurra centrale è attrezzata con touch screen per navigare in tutto l’assortimento, acquistare e ritirare successivamente. E per un format che si restringe ve ne sono altri che si allargano, come il nuovo concept di Lidl in Francia che porta la superficie a 1400 metri quadrati (superiore alla media di mille metri quadrati) definito smart discount, a metà tra l’hard discount e il supermercato compatto con forte accento su freschi e sulle private label come veicolo della qualità.

I casi di Retail innovations sono tutti degni di essere analizzati e affrontati e per questo visita il sito. Come afferma Valente, «migliorare, evolversi, innovare sono attività imprescindibili per affrontare il mercato con successo. La ricerca ha elaborato le aree chiave cui fare riferimento per muoversi nella direzione giusta e illustrato alcuni casi che stanno interpretando in modo intelligente il cambiamento».

A cura di Fabrizio Gomarasca

Fonte

TORINO

Lunedì 27 marzo 2017 – ore 16,30
Le trasformazioni dell’impresa e del lavoro

Seminario su “Le trasformazioni dell’impresa e del lavoro. L’attualità dell’analisi di Luciano Gallino” promosso dal Master in “Organizzazione e Sviluppo delle Risorse Umane”.

Sede: Università degli Studi di Torino – Campus Luigi Einaudi – Lungo Dora Siena, 100/A – Torino

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ROMA

Mercoledì 29 marzo 2017 – ore 16,30
Dar forma alle proprie storie

L’approccio narrativo nelle pratiche formative è funzionale non solo ai singoli, nei processi di attribuzione e rielaborazione di senso del proprio percorso professionale, ma anche alle organizzazioni per la co-costruzione della “culture” di gruppo e d’impresa.

Sede: ASPIC – Via Vittore Carpaccio, 32 – Roma

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TORINO

Mercoledì 29 marzo 2017 – ore 17,30
Wellness e ambiente di lavoro

Sempre più spesso si sente usare questo termine e parlare di cura della persona nell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per l’azienda e le organizzazioni. Il benessere del dipendente non si migliora con il riposo o l’assenza dal lavoro, o con la riduzione degli orari, ma bensì con il miglioramento delle modalità e dell’ambiente di lavoro.

Sede: INDUSTRIAL VILLAGE – Strada di Settimo, 223 – Torino

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BOLOGNA

Lunedì 27 marzo 2017 – ore 17,00
3 Minute Thesis Competition

Undici dottorandi Unibo avranno l’opportunità di presentare in soli tre minuti e tramite l’ausilio di un’unica slide ricerche che richiedono anni di lavoro, impegno e dedizione

Sede: Scuola Superiore di Studi Umanistici – Sala Rossa – Via Marsala, 26 – Bologna

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Martedì 28 marzo 2017 – ore 19,00
Il collegio incontra…Luciano Floridi

Privacy e dignità umana nell’era digitale. Incontro con il professore di Filosofia e Etica dell’Informazione all’università di Oxford

Sede: Scuola di Lettere e Beni Culturali – Aula VI – Via Zamboni, 38 – Bologna

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Giovedì 30 marzo 2017 – ore 14,00
Nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati

Incontro organizzato dalla Delegazione Emilia-Romagna di AIF (Associazione Italiana Formatori) su cosa cambia per le imprese e quali opportunità professionali offre.

Sede: Complesso Belmeloro – Aula P – Via Belmeloro, 14 – Bologna

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Cosa si intende quando si parla di Social Recruiting?

In molti casi, quando i datori di lavoro eseguono il controllo delle referenze sui loro impiegati, si fa riferimento a una verifica di eventuali precedenti penali delle persone che lavorano per loro, o che progettano di assumere.  Questo tipo di controlli può anche comprendere delle verifiche rispetto alle esperienze di lavoro precedenti, all’istruzione conseguita o alle certificazioni professionali possedute.

Negli ultimi anni però questa attività si è spostata anche sulle piattaforme social, per cui se da un lato c’è il candidato, che dopo l’invio di un curriculum o prima di un colloquio, cerca informazioni online sull’azienda, dall’altra ci sono i selezionatori che si trovano sempre più ad effettuare una verifica delle competenze andando a cercare i profili social dei candidati.

In principio era LinkedIn, il social deputato a questo tipo di finalità, poi pian piano si è approdati a Facebook, Twitter, e altre piattaforme. In particolare ciò su cui vanno ad indagare i recruiter nel processo di selezione sono le relazioni online; i candidati con una buona rete sembrano essere quelli che hanno maggior successo, che ottengono migliori risultati in termini di contatti professionali e dunque maggiori possibilità di assunzione.

Ma quanto può essere efficace per le aziende investire del tempo nel Social Recruiting?

Di certo, ci sono elementi positivi in questo nuovo tipo di approccio alla ricerca dei candidati, ragion per cui le aziende ritengono sempre più utile, se non indispensabile, capire cosa emerge dai profili social. Ma al contempo esistono delle questioni legate alla privacy che non vanno prese con leggerezza.

Vediamo un’analisi dei pro e dei contro legate a questo controllo delle referenze sui social, da tenere in conto prima di mettere in atto un processo di selezione. E, nel caso vogliate approfondire il tema, vi consigliamo il nuovo libro Social Recruiter. Strategie e strumenti digitali per i professionisti HR, edito da Franco Angeli per la collana Professioni Digitali.

Pro

Scoprire chi è realmente il vostro candidato

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Quello che le persone postano su Facebook o Twitter è, il più delle volte, il loro vero modo di essere, senza troppi filtri, come se fossero seduti attorno a un tavolino a chiacchierare con gli amici.

Se di certo un colloquio è utile a identificare la persona che corrisponda al profilo che si sta cercando, è anche vero che pochissime persone si sentono a loro agio a parlare di sé e a far emergere quanto di più vero corrisponda al proprio modo di essere, soprattutto in un ambiente in cui ci si sente giudicati e sotto esame.

Il più delle volte si mette in atto una narrazione di sé che ci si è costruiti nel tempo per identificarsi nel “candidato ideale”. A volte questa narrazione è reale, altre può invece essere fin troppo costruita e perdere di credibilità. Pertanto, la possibilità di poter esaminare i profili online prima di un eventuale colloquio, ha il vantaggio di fornire più informazioni in merito a chi si sta esaminando, di cogliere tutte quelle sfumature sulla persona che normalmente non si avrebbe modo di conoscere.

Come si relaziona con le altre persone? Quali sono i suoi interessi? Tutto ciò che scriviamo e postiamo ogni giorno sui social va a creare una sorta di portfolio della nostra identità, una vetrina che mostra al mondo esterno cosa pensiamo, in cosa crediamo, a cosa ci interessiamo.

Tutte informazioni che un recruiter può sfruttare per capire chi ha di fronte, valutando dunque la persona non solo per le competenze e le esperienze professionali acquisite, ma anche per il suo modo di essere, per la sua personalità.

cose da eliminare dal tuo curriculum

Quello che un curriculum vitae non vi mostrerà mai

Non sempre le informazioni che si possono ottenere da un controllo preventivo dei social potranno essere utili o esaustive ai fini di un processo di selezione. Tuttavia, ci sono dei casi in cui diventa invece uno strumento molto utile per farsi un’idea ben precisa di chi si ha di fronte.

Può succedere, ad esempio, di esaminare un candidato che durante il colloquio vi ha fatto una buona impressione, mostrandosi amichevole e aperto, salvo poi scoprire che su Facebook o Twitter ha ceduto a commenti razzisti o discriminanti sul piano sessuale e/o religioso. Oppure di scoprire che il candidato ha la cattiva abitudine di sparlare online del suo capo o dei suoi colleghi.

Di certo, nessun datore di lavoro vorrà assumere qualcuno che, appena uscito dal luogo di lavoro, possa parlare male di lui o della propria azienda, o peggio ancora alimentare dibattiti con contenuti discriminatori.

Altri tipi di verifiche degli antecedenti che normalmente vengono messe in atto non riveleranno in alcun caso questi difetti, eccezion fatta per le verifiche di occupazione, perciò i social media possono essere un  grande strumento per capire cosa e come comunicano le persone.

Contro

I limiti della privacy

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Sì è vero, potenzialmente si possono acquisire molte più informazioni da una verifica delle referenze tramite i social che non da un colloquio.

Detto ciò, trovare le persone su LindedIn, Facebbok o Twitter e accedere a queste informazioni è lo scoglio più difficile da superare.

In primis perché, sebbene la maggior parte delle persone possiedano un account non è necessariamente detto che il vostro candidato rientri tra queste persone. I ‘social scettici’ esistono e non sarebbe eticamente corretto escluderli da un processo di selezione solo perché hanno deciso di non essere presenti online.

Punto secondo, anche qualora i candidati siano presenti in rete non necessariamente le loro informazioni e attività sono visibili a chiunque. I filtri sull’impostazione della privacy potrebbero precludervi l’accesso alle loro bacheche, a meno che non si rientri nella cerchia dei loro amici.

Dunque può accadere che le aziende che decidono di selezionare i propri candidati attraverso uno screening dei loro profili social, si ritrovino poi a perdere tempo senza riuscire a trovare ciò che stanno cercando.

Il fattore discriminante che si cela dietro le informazioni

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Se da una parte ci troviamo di fronte a candidati molto attenti alla loro privacy, dall’altra ci sono quelli che hanno un profilo pubblico, accessibile a tutti. Ecco che allora si può tranquillamente accedere ad informazioni personali, qualora specificate, quali età, appartenenza religiosa o orientamento sessuale, oppure leggere conversazioni e discussioni nelle quali il candidato ha espresso delle posizioni politiche. Dunque, tutte informazioni che un datore di lavoro non dovrebbe considerare in un processo di selezione.
Ma un recruiter che accede a questo tipo di dati e attività potrebbe, coscientemente o no,  trovarsi a scartare un candidato che ad es. non condivida la sua stessa posizione politica o mettere in atto egli stesso una discriminazione in base all’orientamento sessuale, religioso o alla stile di vita condotto. Questo tipo di controllo può dunque portare all’emergere di pregiudizi difficili da eludere, portando il  vostro business su un terreno legale controverso e scivoloso.

Social Recruiting e Digital Reputation

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I social media dunque possono dirvi sicuramente di più circa una persona, ma non possono sostituire le fonti di verifica tradizionali. Una ricerca e un accertamento dell’assenza di precedenti penali o altri tipi di controlli restano comunque importanti, a prescindere che decidiate di sapere di più sui vostri candidati analizzando i loro profili.
Al contempo non vanno sottovalutate le questioni legate alla privacy e alla legalità che possono rendere l’esame delle credenziali attraverso i social piuttosto rischioso.
Ma, al di là delle opportunità o meno offerte dai social media, viene da domandarsi quali strade potrebbe aprire questo nuovo approccio al mondo del lavoro. Quante aziende hanno negli ultimi anni escluso potenziali candidati dalla selezione in seguito alla pubblicazione di contenuti o foto improprie sui loro profili social? Si può affidare a un algoritmo la possibilità di trovare lavoro? Dovremmo preoccuparci di dare lo stesso peso a ciò che facciamo online come se lo facessimo nella vita reale?

Non c’è una risposta univoca, ma di certo è consigliabile per un’azienda valutare i pro e i contro di questo approccio, per capire se valga effettivamente la pena investire in questa attività. D’altro canto, a fronte di questo approccio al mondo del lavoro, quanti candidati in cerca di occupazione sono consapevoli della rilevanza professionale dei propri profili personali? La consapevolezza di ciò aiuta a non farsi trovare impreparati. Ecco allora che investire nella cura della propria Digital Reputation non può che essere un ottimo modo per presentarsi nella maniera più idonea e credibile, e di certo può fare la differenza in un contesto lavorativo in cui il Social Recruiting diventa sempre più centrale.

 

Di Roberta Alonzi

Fonte

SALERNO

Venerdì 24 marzo 2017
Opportunità, strategie e sfide per i professionisti della formazione

Workshop in cui si affrontano i due temi (opportunità AIF e metodologia formativa innovativa) con una fase espositiva ed una laboratoriale. Gli obiettivi dell’incontro sono presentare le opportunità che AIF offre ai soci, socializzare metodologie formative innovative e raccogliere feedback e spunti.

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TERAMO

Venerdì 24 marzo 2017 – ore 15,00
L’integrazione razionale ed emozionale

La differenza tra le culture promuove la conoscenza di mondi nuovi e realtà diverse dalle nostre, ci fa crescere ed aumenta le possibilità di cambiare prospettiva, allargare gli orizzonti. E’ un tema, l’incontro con l’altro, al quale non ci si può sottrarre. Conoscere l’altro permette di imparare, perché l’apprendimento è di per sé possibile solo “per differenza” e la formazione aiuta l’integrazione e rende liberi.

Sede: Sala Bruno Buozzi – Via Pasquale Rossi – Giulianova (TE)

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SIRACUSA

Sabato 25 marzo 2017 – ore 15,00
I cerchi compassionevoli

Il seminario si focalizza sul principio della mindfulness e sulle sue applicazioni, in particolar modo sulla pratica della mindfulness nella comunicazione efficace. Obiettivo del seminario: sviluppare un atteggiamento mindful, per aiutare ad accogliere le esigenze di chi ci chiede aiuto mantenendo un equilibrio tra il sentire ed il restituire.

Sede: A.N.AMM.I. – Corso Gelone, 106 – Siracusa

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BOLOGNA

Martedì 21 marzo 2017 – ore 21,00
Le forze sociali e le istituzioni alla prova della grande trasformazione

Secondo incontro del Ciclo “Quale futuro per il lavoro. Le conseguenze sociali della rivoluzione tecnologica”. Intervengono ,Bianchi Patrizio, Colla Vincenzo, Ghedini Rita, Alberto Vacchi e De Biase Luca.

Sede: Centro San Domenico – Pizza San Domenico, 12 – Bologna

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Il difficile è farsi capire: non essere troppo superficiali e nemmeno troppo tecnici. Quando si tratta di divulgare la scienza il problema è proprio la divulgazione. I non esperti devono essere in grado di capire, e di capire le cose giuste, anche senza possedere il background necessario. È tutta qui l’abilitIl difficile è farsi capire: non essere troppo superficiali e nemmeno troppo tecnici. Quando si tratta di divulgare la scienza il problema è proprio la divulgazione. I non esperti devono essere in grado di capire, e di capire le cose giuste, anche senza possedere il background necessario. È tutta qui l’abilità.

E chissà quale abilità ha, invece, il neuroscienziato dell’università di Chicago, Bobby Kasthuri, che ha deciso in questo video di Wired di provare a spiegare un concetto scientifico poco comune, quello di connettoma, a cinque persone diverse. Un bambino di cinque anni, un ragazzino di 13, una giovane studentessa all’università di scienza, una laureata in neuroscienze e un neuroscienziato e investitore. Tutti hanno capito, nel limite delle loro conoscenze pregresse, di cosa si trattava.à.

E chissà quale abilità ha, invece, il neuroscienziato dell’università di Chicago, Bobby Kasthuri, che ha deciso in questo video di Wired di provare a spiegare un concetto scientifico poco comune, quello di connettoma, a cinque persone diverse. Un bambino di cinque anni, un ragazzino di 13, una giovane studentessa all’università di scienza, una laureata in neuroscienze e un neuroscienziato e investitore. Tutti hanno capito, nel limite delle loro conoscenze pregresse, di cosa si trattava.

La sfida, insomma, era quella di modellare una diversa spiegazione scientifica sulla base delle capacità di comprensione dell’ascoltatore. Senza mai però risultare troppo banali o troppo oscuri. Di fronte a interlocutori più preparati si è visto che il livello delle risposte e degli approfondimenti era maggiore, e soprattutto che Kasthuri lasciava parlare di più gli altri. Da spiegazione scientifica si trasforma in dibattito.

Ma poi, cos’è un connettoma? Questa la spiegazione

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