RAVENNA

Lunedì 11 dicembre 2017 – ore 09,30
Università, disabilità e lavoro

L’integrazione lavorativa dei laureati con disabilità: una giornata di confronto tra studiosi del settore, associazioni e studenti per promuovere una sempre maggiore cultura dell’integrazione nell’ambiente di lavoro dei laureati con disabilità. Sottotitolazione per non udenti realizzata da Fiadda Emilia Romagna nell’ambito del progetto regionale “Abbattere le barriere della Comunicazione”.

Sede: Sala D’Attorre di Casa Melandri – Via Ponte Marino, 2 – Ravenna

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VERONA

Giovedì 14 dicembre 2017 – ore 14,30
Dirigere l’efficacia e pilotare il benessere organizzativo

Il modo in cui affrontiamo e risolviamo i problemi, in cui creiamo la rappresentazione di uno scenario complesso, in cui utilizziamo le competenze trasversali individuali e di team sono considerate competenze manageriali esercitate dalla Persona attraverso uno specifico Ruolo. Tale dinamica è particolarmente rilevante per il personale del PS, al quale le organizzazioni richiedono efficienza ed efficacia, ma per il quale gli alti standard di performance non devono intaccare il benessere organizzativo.

Sede: AOUI Verona – Aula Convegni Centro Marani – Piazzale A. Stefani, 1 – Verona

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MESSINA

Sabato 16 dicembre 2017 – ore 14,30
La consulenza filosofica, le pratiche filosofiche e la formazione

Incontro organizzato dalla Delegazione Sicilia di AIF (Associazione Italiana Formatori). Interverrà Lucrezia Piraino, consulente filosofico, Esperto e responsabile della didattica del Master in Etica delle risorse umane tecniche narrative e counseling, Università degli Studi di Messina Progetta e conduce laboratori di filosofia con bambini, adolescenti, adulti. Il suo approccio formativo si nutre delle coordinate teoriche e metodologiche della Philosophische praxis di Gerd Achenbach.

Sede: Studio di Consulenza Pedagogica “Metamorfosi” – Via Cicala is. 478, n.12 – Messina

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BOLOGNA

Lunedì 11 dicembre 2017 – ore 09,00
Per un galateo della sofferenza: l’aver cura, il consiglio e la persuasione

Un convegno rivolto a studenti, dottorandi e professionisti della cura (medici, infermieri, pedagogisti, care giver) che intendano riflettere e discutere da un lato sul ruolo cruciale svolto dalla relazione di cura, da cui dipende larga parte dell’efficacia dell’intervento terapeutico

Sede: Dipartimento di Scienze dell’Educazione – Aula Magna – Via Filippo Re, 6 – Bologna

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Storicamente, le persone alle quali piace considerarsi intellettuali hanno sempre irriso alle masse che sprecano le giornate dedicandosi a “divertimenti sciocchi”. La definizione di “sciocchi” continua però a cambiare: fino a non molto tempo fa, era considerato frivolo leggere romanzi; poi il loro posto è stato preso dalla televisione, e i romanzi sono diventati da intellettuali.

Per anni mi sono detto che ero diverso dalle persone comuni che guardavano in media quattro ore di televisione al giorno (la mia media si avvicina di più ai 15 minuti), perché facevo qualcosa di molto più intelligente: navigavo su internet. Ma ultimamente, soprattutto grazie ai social network, è diventato impossibile ignorare che anche questa è un’attività fatua.

Quindi adesso, nei giorni in cui mi impongo di essere più disciplinato, sto alla larga dai social e mi sento leggermente superiore. E che cosa faccio invece, dato che sono troppo intelligente per perdere tempo dietro alle sciocchezze? Ascolto i podcast.

L’importanza del silenzio

Perciò, naturalmente, sono rimasto colpito da un articolo di Sirena Bergman apparso sulla rivista newyorchese The Cut. “Ascolto 35 ore di podcast alla settimana. È sbagliato?”. E la sua conclusione è: in parte sì. Il cervello ha bisogno di silenzio e il problema dell’audio – come quello di internet sul cellulare – è che non sostituisce semplicemente altre forme di intrattenimento, ma va a riempire quei vuoti (durante gli spostamenti, i lavori di casa, l’esercizio fisico) che prima forse usavamo per restare soli con i nostri pensieri.

Per distrarci, qualcosa non deve necessariamente essere una sciocchezza

I podcast migliorano immensamente la mia vita quotidiana e non ho nessuna intenzione di rinunciarci, ma Bergman attira l’attenzione su una verità importante a proposito dei contenuti che consumiamo incessantemente. È possibile diventare dipendenti da cose che sembrano edificanti e intelligenti quanto dalle sciocchezze. Anzi, per un certo tipo di persone è perfino più facile. Sappiamo che è una distrazione cercare compulsivamente gli aggiornamenti sui reality show, ma ci rimane più difficile pensare che le notizie politiche, o gli affascinanti racconti dalle frontiere della scienza, possono svolgere la stessa funzione.

Il punto è che, per distrarci, qualcosa non deve necessariamente essere una sciocchezza. Quello che conta è il ruolo che svolge nella nostra vita. Se ci aiuta a non pensare o a rimandare un compito importante che ci spaventa o a evitare di porci domande imbarazzanti su come passiamo il nostro tempo, è un problema, di qualunque cosa si tratti.

Allo stesso modo un lavoro che appare produttivo può essere una distrazione, se non è il lavoro che conta. Anche attività profondamente significative possono contribuire a distrarci. Questa è la logica alla base di un consiglio attribuito all’investitore Warren Buffett: prima scrivi quali sono i tuoi 25 obiettivi principali nella vita, poi individua i cinque più importanti, concentrati su questi ed evita gli altri 20 come la peste, perché sono quelli che rischiano di distrarti di più, proprio perché contano, ma non sono le tue priorità.

Da questo punto di vista, il pericolo principale non sono i “divertimenti sciocchi”. Sì, certo, è uno spreco di tempo guardare quattro ore di televisione al giorno. Ma proprio perché è così ovvio è difficile farlo per caso. È quando ci accorgiamo che siamo orgogliosi di essere immuni da questo tipo di cose che dobbiamo veramente cominciare a preoccuparci.

 

Di Oliver Burkeman

Fonte

 

Recensioni e informazioni in tempo reale

La reputazione delle aziende sarà quindi sempre più un punto cardine nel mercato del lavoro digitalizzato, per attrarre e trattenere i talenti. Il candidato in cerca di lavoro potrà verificare in tempo reale, attraverso un’unica piattaforma le recensioni aziendali, i futuri colleghi, il tempo di percorrenza per raggiungere il luogo di lavoro, la descrizione degli spazi e del luogo di lavoro.

Sono già attivi in molti paesi siti in cui un potenziale candidato può interagire con il management e le persone che effettivamente lavorano in quell’azienda, accedendo alle recensioni che mettono in evidenza in modo trasparente punti forti e di miglioramento delle aziende.

Il lavoro trova il candidato

Già oggi, grazie ai big data, si stanno affermando sistemi evoluti in grado di elaborare informazioni infinite e complesse relative alle aziende e ai comportamenti degli utenti. Il recruiting sarà una questione di matching tra candidato più in linea con la ricerca sulla base di algoritmi e parole chiave che renderanno possibile valutare l’aderenza ai valori aziendali. Sono innumerevoli le informazioni rielaborabili su necessità di aziende e comportamenti degli utenti.

Il “sourcing passivo” viene riconosciuto come un’attività distinta nell’ambito della selezione, sostenuto da un’intera categoria di nuovi strumenti e tecnologie. Le maggiori innovazioni di questo periodo sono i motori di ricerca che aggregano i dati del profilo delle persone da tutto il web. Entrare in contatto con professionisti specializzati altrimenti introvabili sui siti che frequentano, in base ai loro reali interessi e azioni è la nuova sfida delle società di ricerca e selezione.

La dematerializzazione degli uffici

Il lavoro sarà sempre più indipendente da un luogo fisico ed autonomo per ciò che riguarda tempo e spazio. L’ufficio come vissuto oggi non esisterà più a favore di spazi lavorativi in affitto o on demand a seconda dell’esigenza.

La delocalizzazione dei talenti

Le nuove assunzioni si focalizzeranno solo su competenze, specializzazione e caratteristiche personali coerenti al ruolo. La postazione fissa entrerà in disuso per lasciare alla collaborazione di talenti da tutto il mondo.

La realtà aumentata

La digitalizzazione introdurrà nel mercato del lavoro la sperimentazione della realtà aumentata in maniera sempre più coinvolgente. La possibilità per l’azienda di condividere con il candidato delle esperienze interattive in grado di valorizzare i servizi grazie ad un coinvolgimento sensoriale completo e ad una esperienza capace di divertire, informare e dettagliare le caratteristiche del brand.

Il cv va in pensione

Non si chiederà più il cv in prima istanza ma solo dati di contatto sufficienti per coinvolgere il candidato. Le informazioni saranno sempre più disponibili sul web e le aziende utilizzeranno sempre di puù non solo il social network professionali come Linkedin, ma anche i big data. Solo in fase avanzata, grazie al Crm proprietario, si richiederà l’eventuale invio del Cv.

Il ruolo dell’head hunter

Sarà sicuramente più facile avvalersi delle nuove tecnologie per organizzare delle shortlist di candidati, ma la valutazione finale dovrà essere fatta comunque da esperti in grado di valutare tutto ciò che un algoritmo non è in grado di analizzare e dalle informazioni inserite nel proprio profilo.

La comprensione dei bisogni e delle caratteristiche della personalità – ancora essenziali per un’efficace corrispondenza di una persona a un ruolo – deve essere fatta necessariamente in un meeting avvalendosi di specifiche competenze e specializzazione, altra parola chiave per la sopravvivenza del settore.

Di Giulia Cimpanelli